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Kiddushin: Un Matrimonio Pieno di Benedizioni

Il matrimonio di religione giudaica è ricco di simbolismi e tradizioni e oggi voglio raccontarvi le più importanti e significative. Se siete invitati ad un matrimonio ebraico saprete già cosa aspettarvi. Le caratteristiche comuni di un matrimonio ebraico includono una ketubah (contratto di matrimonio) firmata da due testimoni, una chuppah o huppah (baldacchino nuziale), un anello di proprietà dello sposo che viene dato alla sposa sotto il baldacchino e la rottura di un bicchiere.

L’importanza del fidanzamento nella tradizione ebraica

Dobbiamo dire prima di tutto che secondo il giudaismo il matrimonio si divide in due fasi principali: kiddushin (il fidanzamento) e nissuin (il matrimonio). Nei matrimoni tradizionali, prima del fidanzamento vengono recitate due benedizioni: una benedizione sul vino (che viene assaggiato dalla coppia) e la benedizione del fidanzamento secondo quanto scritto nel Talmud. Già al fidanzamento (quando lo sposo dona alla sposa un anello o un altro oggetto di valore per chiederla in moglie) è attribuita grande importanza occorrendo un vero e proprio divorzio religioso per poterlo sciogliere. Mentre storicamente questi due eventi potevano svolgersi a distanza di un anno l’uno dall’altro, oggi sono usualmente combinati in un’unica cerimonia.

Il dono dell’anello per suggellare il fidanzamento

Secondo la legge ebraica, l’anello deve essere composto da metallo nobile puro (preferibilmente oro o argento, le leghe sono sconsigliate), senza incastonature di gemme o altre decorazioni. Tuttavia spesso le coppie ortodosse utilizzano una semplice fede in oro o argento durante la cerimonia per adempiere agli obblighi halachici e, dopo il matrimonio, la sposa può indossare un anello con qualsiasi decorazione desideri.

Lo sposo dona alla sposa un anello (tradizionalmente una semplice fede nuziale) e recita la dichiarazione: “Ecco, tu mi sei consacrata con questo anello secondo la legge di Mosè e di Israele”. Lo sposo infila poi l’anello al dito indice destro della sposa, di solito vengono poi spostate all’anulare sinistro dopo la cerimonia come è consuetudine generale. Una ragione plausibile per usare la mano destra invece della sinistra è che un tempo i giuramenti (sia nella tradizione ebraica che in quella romana) venivano tradizionalmente (e biblicamente) eseguiti con la mano destra. Secondo la legge ebraica tradizionale, due testimoni validi devono assistere al momento in cui lui infila l’anello.

Durante alcuni matrimoni egualitari, anche la sposa regala un anello allo sposo, spesso con una citazione dal Cantico dei Cantici: “Ani l’dodi, ve dodi li” (Io sono del mio amato e il mio amato è mio), che può anche essere incisa sull’anello stesso. Questo anello viene talvolta consegnato fuori dalla chuppah per evitare conflitti con la legge ebraica.

Firma del contratto di matrimonio: la ketubah

Prima della cerimonia nuziale, lo sposo accetta di essere vincolato dai termini della ketubah (il contratto di matrimonio) alla presenza di due testimoni, che poi firmano la ketubah. La ketubah descrive in dettaglio gli obblighi dello sposo nei confronti della sposa, tra cui il cibo, l’abbigliamento e i rapporti coniugali. Questo documento ha valore di accordo legalmente vincolante che viene spesso prodotto come manoscritto e incorniciato ed esposto nella casa dei nubendi. La ketubah firmata viene poi letta (di solito nell’originale aramaico) sotto la chuppah.

Il baldacchino nuziale

La cerimonia di matrimonio ebraica tradizionale si svolge solitamente sotto una chuppah (il baldacchino nuziale), che simboleggia la nuova casa che la coppia costruirà quando diventerà marito e moglie. In alcuni matrimoni viene utilizzato il tallit (scialle rituale ebraico, spesso bianco con strisce blu/nere indossato durante le preghiere mattutine e le occasioni solenni) indossato dallo sposo come alternativa alla chuppah. Una volta conclusa la cerimonia, lo sposo avvolge il tallit intorno a sé e alla sua nuova moglie a significare la loro unione.

In molte comunità ebraiche ortodosse, la sposa viene accompagnata alla chuppah da entrambe le madri, mentre lo sposo viene accompagnato da entrambi i padri oppure gli sposi sono accompagnati dai rispettivi genitori. Alternativamente, se non è possibile avere i genitori come accompagnatori, gli accompagnatori possono essere qualsiasi altra coppia felicemente sposata. In alcune comunità ashkenazite esiste l’usanza che gli accompagnatori tengano in mano delle candele mentre si recano alla chuppah, le candele simboleggiano l’augurio che la vita della coppia sia piena di luce e gioia.

Nella tradizione ashkenazita, la sposa cammina tradizionalmente tre o sette volte intorno allo sposo quando arriva alla chuppah. I tre giri rappresentano le tre virtù del matrimonio: rettitudine, giustizia e amorevole gentilezza. Mentre i sette giri derivano dal concetto biblico secondo cui il numero sette simboleggia perfezione e completezza. C’è da dire che questa tradizione è stata adattata ai giorni nostri e prevede che la sposa giri tre volte intorno allo sposo, poi lo sposo giri tre volte intorno alla sposa e infine entrambi girino l’uno intorno all’altra. Ciò per significare la centralità dei coniugi uno rispetto all’altro in maniera eguale.

Il rituale del velo nel matrimonio ashkenazita

Prima della cerimonia lo sposo ashkenazita (a differenza di quello sefardita) copre il volto della sposa con un velo e spesso viene recitata una preghiera per lei. Il rituale del velo è conosciuto come badeken. Sono state avanzate diverse teorie per spiegare il rituale del velo, una delle più comunemente accettate è che questa usanza ricorda al popolo ebraico come Giacobbe fu ingannato da Labano e costretto a sposare Lea prima di Rachele, poiché il suo volto era coperto dal velo. Un’altra spiegazione è che Rebecca si sarebbe velata quando fu avvicinata da Isacco, che sarebbe poi diventato suo marito. Inoltre, il velo sottolinea che lo sposo non è interessato solo alla bellezza esteriore della sposa, che svanisce con il tempo, ma piuttosto alla sua bellezza interiore che non svanirà mai.

Rottura del bicchiere nel matrimonio ebraico

Dopo che alla sposa è stato consegnato l’anello, o alla fine della cerimonia (a seconda delle usanze locali), lo sposo rompe un bicchiere schiacciandolo con il piede destro (spesso avvolto in un panno per evitare di farsi male). L’origine di questa usanza è sconosciuta, anche se sono state avanzate molte ipotesi. La ragione principale è che si tratta di un momento simbolico che ricorda la distruzione del Tempio di Gerusalemme, unendo gioia e lutto, e simboleggia la fragilità della vita, l’unione della coppia e l’impegno dei novelli sposi di ricostruire spiritualmente il tempio attraverso la loro nuova casa.

Danza tradizionale di un matrimonio ebraico

Finita la cerimonia arrivano finalmente i momenti dei festeggiamenti e quindi anche delle danze. La danza tradizionale più iconica di un matrimonio ebraico è la Horah, una vivace danza in cerchio in cui gli ospiti si tengono per mano e ballano energicamente. Il momento clou di questi balli è quando gli ospiti più forti sollevano gli sposi sulle sedie, tenendoli in alto mentre loro sventolano un fazzoletto o un tovagliolo, questa danza simboleggia la gioia, l’unione e la celebrazione della nuova vita della coppia.

Seppur molto divertente, la danza ebraica non rappresenta un fenomeno contemporaneo. infatti nel Talmud antico si trovano riferimenti che indicano che il rabbino Judah usava un ramoscello di mirto per danzare davanti alla sposa, mentre il rabbino Aha portava la sposa sulle spalle e ballava con lei. Inoltre la Torah (la sezione fondamentale della Bibbia ebraica costituita dai primi cinque libri della Bibbia) comanda al popolo ebraico: “Ama il tuo prossimo come te stesso; mostra allegria e amore agli altri nel loro giorno più speciale affinché possano essere felici; e festeggia la loro gioia come se fosse la tua”. Perciò ogni ospite dovrebbe ballare con lo stesso entusiasmo come se fosse la propria festa o il proprio matrimonio.

In matrimoni fortemente religiosi, uomini e donne non danzano insieme e spesso viene costruita una Mehitza (una barriera) al centro della pista da ballo. Il termine Mehitza proviene dall’ebraico “Hetzi”, che si traduce in “metà”, in quanto genera concretamente due metà di uno spazio. Nei matrimoni meno religiosi, in assenza della Mehitza, di solito esiste comunque una separazione naturale tra uomini e donne durante i balli ebraici.

Come vedete molte delle tradizioni antiche del matrimonio ebraico sono state riadattate per inserirsi meglio nel contesto moderno pur mantenendo la simbologia originaria e il rispetto delle antiche scritture sacre. Se volete un aiuto con la celebrazione del vostro matrimonio in Italia nel rispetto delle tradizioni, seppur contestualizzato nei giorni nostri, contattatemi per una chiacchierata conoscitiva, sarò felice di rispondere ad ogni vostra domanda.

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Le domande più comuni sul matrimonio ebraico

  • Quanto dura la festa di un matrimonio ebraico?

La durata della cerimonia è di circa un’ora durante la quale le donne e gli uomini siederanno separati e si accomoderanno ai due lati della Tevà.

  • Dove viene allestita la Chuppà?

La Chuppà viene solitamente allestita nell’ampio spazio di fronte all’ Aron ha-kodesh.

  • Gli sposi si baciano prima o dopo aver rotto il bicchiere?

Se si decide di rompere il bicchiere, questo avviene verso la fine della cerimonia, dopo la dichiarazione e il bacio, non prima.

  • Come si chiama la danza tradizionale di un matrimonio ebraico?

La danza tradizionale più iconica di un matrimonio ebraico è la Horah.

  • Quali sono i cinque rituali di un matrimonio ebraico?
  1. Firma della Ketubah.
  2. Benedizioni del fidanzamento (Kiddushin)
  3. Consegna dell’anello
  4. I 3 o 7 giri della sposa (o degli sposi)
  5. Rottura del bicchiere.
  • Che cos’è la Mehitza?

Con il termine Mehitza si intende una separazione tra uomini e donne durante i balli ebraici.

  • Quali sono i raggruppamenti geografici e culturali ebraici?

I due principali gruppi sono Ashkenaziti e Sefarditi, esistono poi gruppi minori.

Ashkenaziti: Ebrei dell’Europa centrale e orientale (Germania, Francia, Europa dell’Est), con lingue come lo Yiddish.
Sefarditi: Originari della penisola iberica (Spagna e Portogallo), con tradizioni legate alla cultura ispanica.
Mizrahi: Ebrei del Medio Oriente e del Nord Africa (Iraq, Yemen, Iran, Siria).
Italkim: Ebrei di lunga tradizione in Italia, con usi liturgici propri.
Altri gruppi: Come i Romanioti (Grecia/Mediterraneo), i Cochin (India) e i Beta Israel (Etiopia).